Anni fa, agli inizi diciamo, mi proposero più volte di partecipare a interviste sul tema ma ho sempre declinato. Poi però, con le sessioni reali, si è verificato sporadicamente che qualcuno volesse più una sorta di sessione-chat che vera sessione.
E ad ogni modo, chiariamo prima un concetto: quello di sessione. Molti pensano sia esclusivamente un incontro Mistress-slave e di conseguenza BDSM. Non è cosi. O meglio, non sempre. Difatti quello che sto per pubblicare è un dialogo avvenuto durante una sessione reale tra me e un mio ammiratore, ammaliato da me e dal fascino dei miei piedi velati.
Ovviamente la privacy del mio slave è sacra e inviolabile, persino per una Mistress. Su questo NON ci dovrebbe essere MAI un problema (ma non tutti siamo uguali...) e quindi lui non ha nome nè volto.
Mi contattò dopo aver letto vari miei post, soprattutto sul mio blog dove ci spendo del tempo per esprimere qualcosa di più profondo rispetto al classico e standard post sui social dove si punta più alla foto e al reel che al contenuto vero e proprio.
Ha gradito la mini-serie "Il trionfo della Dea del Nylon" sempre sul blog e insomma, dopo alcuni minuti di chat, parlammo un pò sul "da farsi", data la sua particolare richiesta.
Lo
spiego perchè chi mi conosce sa che non recito mai un copione nelle
sessioni ma questa era davvero una cosa insolita e in linea di massima
era giusto conoscerne i dettagli..
E cosi accadde che, in quel di Milano, ci si incontrò.
Lui (lo chiamerò Cris, nome di fantasia) prenotò la camera di un mini residence per una notte, nel quale io feci check-in prima e mi misi comoda. Dopodichè arrivò e io, come da accordi, lo attesi con un outfit a lui molto gradito: un mini abito non troppo sexy, calze di nylon vintage e ciabattine col tacco (una calzatura che slanciasse il piede e che lo mostrasse al meglio...). Buongustaio Cris!
Dopo i saluti dal vivo e qualche minuto di ambientamento, cominciammo e lui, armato di treppiedi e smartphone, cominciò le riprese per suo uso personale e privato, cominciando ciò che voleva realizzare con me: semplice conversazione, sbirciando di tanto in tanto me e i miei piedi...
Il gioco era semplice: Io ero la Padrona di casa e lui l' ospite curioso,
tipo giornalista blogger. Io gli offrivo il caffè, lo facevo accomodare sul
divano ecc.ecc e lui faceva domande sul mio essere donna e soprattutto Miss e
Mistress.
Cris: Veste molto femminile vedo, e anzi a tal proposito le faccio i
complimenti!
Io: Grazie! Si, mi piace essere Donna e sentirmi tale e come tale adoro le mise
eleganti.
Cris: Vedo. E da quanto è Miss e Mistress?
Io (sorridendo, accavallando le gambe): Oh, domanda diretta… mi piace.
Direi che Miss lo sono sempre stata, fin da quando ho iniziato ad amare la cura
dei dettagli, la grazia nei gesti, l’eleganza anche nei momenti più semplici.
Mistress invece… è arrivata dopo. Quando ho capito che essere Donna significava
anche saper guidare, decidere, e pretendere rispetto e dedizione.
Cris (accennando un sorriso curioso): Quindi le due cose convivono in lei?
Io: Esattamente. Miss e Mistress sono due facce della stessa medaglia. La dolcezza e la fermezza, il piacere e il controllo. Una gioca con l’altra… e nessuna delle due perde mai.
Cris (inclinandosi leggermente in avanti, con tono più confidenziale):
Interessante… ma mi permetta una curiosità: c’è stato qualcuno, o magari un
evento particolare, che l’ha spinta in questa direzione? Voglio dire, nel
diventare Miss e Mistress…
Io (sorrido, giocherellando con il cucchiaino
nella tazzina):
Diciamo che nulla nasce per caso. Certo, c’è stato un incontro: quello con il
mio compagno. Una persona che ha saputo comprendere e valorizzare il mio lato
più femminile e dominante allo stesso tempo. Con lui ho potuto esplorare,
crescere e capire che la femminilità può essere anche forza e consapevolezza.
E poi… beh, anche alcune esperienze
professionali hanno avuto un peso importante.
Da ormai quattro anni sono la brand testimonial di IntimoPerTe.com, un progetto che amo e
che rispecchia perfettamente il mio modo di essere: sensuale, curata, ma
soprattutto autentica.
Lui ha fatto i suoi primi acquisti proprio lì
e, vivendo a pochi chilometri di distanza, ha preferito ritirare personalmente
la merce in magazzino. Da quel momento si è creato un bellissimo rapporto con
il gestore del sito, che presto è diventato un amico. E così, su idea condivisa
tra lui e il mio uomo, è nata la proposta di farmi diventare la brand
testimonial. All’inizio erano solo poche collaborazioni, ma con il tempo il
progetto è cresciuto — e io con lui.
Ne vado sinceramente fiera.
Cris (annuisce, visibilmente intrigato):
Capisco. Quindi potremmo dire che Miss e Mistress non sono ruoli, ma… parti di
lei?
Io (con un piccolo sorriso e lo sguardo
diretto nei suoi occhi):
Esattamente. Non interpreto nulla… semplicemente sono me stessa.
Cris (accennando un sorriso mentre appoggia la tazzina sul piattino):
Devo dire che è una storia davvero affascinante. È raro trovare un equilibrio così naturale tra vita privata e professionale… soprattutto quando entrano in gioco elementi come la sensualità e il controllo.
(Cris mi osserva un momento, poi continua con tono più diretto)
Posso chiederle una cosa un po’ più personale? Quando posa o collabora con il marchio, quanto di Miss e quanto di Mistress c’è in quelle immagini?
Io (incrocio lentamente le gambe, con un piccolo sorriso che gioca all’angolo delle labbra):
Ah… domanda interessante. Direi che in ogni scatto c’è sempre un po’ di entrambe. La Miss emerge nella cura dei dettagli, nella grazia, nella femminilità elegante che amo trasmettere.
La Mistress, invece, si intravede negli sguardi, nei gesti, in quella sottile sicurezza che non ha bisogno di parole per imporsi. Quest' ultima poi specialmente quando poso per articoli più "sul pezzo"...
Ogni servizio fotografico è come un piccolo gioco di equilibrio: seduzione e controllo, dolcezza e decisione.
E credo che sia proprio questo a rendere autentico il mio modo di rappresentare IntimoPerTe.com — perché non interpreto un ruolo… vivo semplicemente me stessa e le mie "chiamiamole pure sfaccettature" anche se non credo sia proprio il termine corretto.
Cris (socchiude gli occhi, curioso, quasi affascinato):
Capisco… quindi, in un certo senso, la sua forza nasce proprio dall’essere se stessa.
Ma mi chiedo, e glielo chiedo con il massimo rispetto: quanto conta, per una donna come lei, il potere? Intendo non solo quello che si percepisce esteriormente, ma quello più sottile, psicologico… quello che si esercita senza mai dover alzare la voce.
Io (nel mentre lo fisso, con calma, mentre porto la tazzina alle labbra):
Conta moltissimo. Ma non come dominio fine a sé stesso. Il potere, per me, è equilibrio: la capacità di farsi ascoltare con uno sguardo, di guidare una situazione con un gesto o una parola. È una forma di consapevolezza profonda, non di imposizione.
Cris annuisce e mi domanda:
Quindi non si tratta di “comandare”… ma di far accadere le cose nel modo giusto?
Io (sorridendo e inclinando la testa):
Esatto. Il vero potere non ha bisogno di forzature. È naturale, silenzioso, ma assoluto.
Ed è questo che, credo, affascina. Nei miei scatti, nelle collaborazioni, e forse anche nella vita di tutti i giorni.
Cris (ora ha un tono più basso, quasi riflessivo):
Credo che comincio a capire perché il suo pubblico la trovi così magnetica… non è solo l’eleganza, è il controllo "sereno" che lei ha...
Io (sorrido ma do a vedere una certa sicurezza):
Forse sì. Ma non dimenticare mai una cosa, Cris: il vero controllo… nasce sempre da un profondo piacere nel concederlo, quando si sceglie di farlo.
Cris rimase in silenzio per un attimo. Le parole “il vero controllo nasce dal piacere nel concederlo” gli giravano in testa come una melodia lenta, difficile da dimenticare. C’era qualcosa, in quella risposta, che andava oltre la semplice teoria... Gli suonava come fosse un principio di vita.
Cris (dopo attimi di silenzio riflessivo mi disse):
È un concetto affascinante, quasi… filosofico. Mi viene da chiederle: questo equilibrio tra controllo e abbandono, lo ha imparato o lo ha sempre sentito dentro di sé?
Io: (mentre appoggio la tazzina sul tavolino, lo sguardo fermo ma dolce)
Credo di averlo sempre avuto dentro. Poi la vita, le esperienze, gli incontri giusti lo hanno solo fatto emergere. In fondo, ogni donna ha in sé entrambe le forze: quella che guida e quella che accoglie. Io ho solo imparato a non metterle in conflitto, ma a farle danzare insieme.
Cris: (annuisce, pensieroso)
Danzare… mi piace questa immagine. Eppure, osservandola, sembra tutto così naturale, quasi inevitabile. Come se ogni suo gesto avesse già il suo significato, anche quando è silenzioso.
Io: (con un sorriso appena accennato)
Il silenzio, Cris, a volte è la risposta più eloquente. Nelle parole c’è la forma, ma nei silenzi c’è la sostanza.
Un attimo di pausa. Il tempo di una boccata d’aria e di uno sguardo che si fa più intenso.
Fu lui a rompere quel piccolo incantesimo, cercando di riportare la conversazione su un piano più “razionale”, ma con una curiosità sempre più viva.
Cris:
Le va se le chiedo qualcosa di più personale, ma legato al suo modo di vivere la femminilità?
Quando si guarda allo specchio, cosa vede prima: la Miss o la Donna?
Io: (ci rifletto un istante.. forse anche due ma poi rispondo con calma)
La Donna, sempre. La Miss è una parte di me, ma nasce da lì, dalla Donna che sono. È la mia estensione, il mio linguaggio, la mia espressione visibile. Ma senza la Donna… non ci sarebbe null' altro da mostrare.
Cris:
E la Mistress?
Io: (sorrido, inclinando la testa e facendo capire che mi aspettavo questa domanda)
Lei è l’altra faccia dello specchio. È quella che mi ricorda che anche la dolcezza ha una forza, e che la fermezza può essere un atto d’amore.
Cris la osservò un momento, poi si sistemò leggermente sul divano. Mosse tipiche di chi si sente come a disagio ma anche conquistato, affascinato, attratto. (Già partivo in netto vantaggio, in quanto lui era lì per via dell' attrazione verso me e i miei piedi...) L’atmosfera si era fatta come più intima, ma non nel senso fisico: era una vicinanza mentale, fatta di curiosità e (tanto, devo riconoscerlo) rispetto.
Cris:
Posso chiederle qualcosa sul suo rapporto con il pubblico?
Lei ha un seguito importante, persone che la ammirano, che la osservano, che traggono ispirazione dalla sua immagine. Mi chiedo: quanto di ciò che mostra è “personaggio” e quanto invece è realmente lei?
Io: (incrocio le mani, pensierosa)
È una domanda che mi fanno spesso. E la risposta è più semplice di quanto sembri: non c’è una grande differenza.
Miss Sanny nasce da me o meglio, dal mio compagno a esser sinceri, ma non deriva da un copione. Certo, c’è una cura estetica, una consapevolezza dell’immagine, ma non recito mai un ruolo.
In ogni foto, in ogni post, in ogni parola… c’è sempre una parte autentica di me. Spesso pubblico dei" dietro le quinte", gaffe ed errori vari, proprio per fare vedere che io sono così, spontanea e genuina. Con tanti difetti, ma nessun filtro nè artefizi vari.
Cris: (annuisce lentamente)
E quando chiude il profilo, spegne le luci, si toglie le scarpe alte… chi resta?
Io: (sorrido con un tocco di tenerezza)
Resto io. La stessa persona, ma in un’altra dimensione.
Nel mondo reale non cambio, semplicemente mi spoglio dei simboli: i tacchi, la mise, il telefono che mi riprende. Resto la Donna, quella che ama le piccole cose, il profumo del caffè, le risate sincere.
Miss Sanny non è un travestimento, è un linguaggio. Una forma elegante di esprimere ciò che sono, anche quando nessuno guarda.
Cris:
Quindi non c’è una separazione tra la donna e la figura pubblica?
Io: (sorridendo di gusto, pensando al fatto che lui pensi come se fossi una Vip)
No, non una vera separazione. Diciamo che online mostro la mia essenza più visiva, quella che parla di stile, di sensualità, di energia femminile.
Nella vita reale mostro la parte più quieta, più intima, ma la sostanza è la stessa.
Non potrei mai sostenere un’immagine che non mi appartiene: la verità si sente, e chi mi segue la percepisce. E credo fermamente di dare appieno l' idea al mio pubblico di apparire per come sono realmente.
Cris: (sorridendo)
Forse è proprio questo che la distingue: la naturalezza con cui riesce a essere sé stessa… anche quando tutti la osservano.
Io: (inclino appena il capo, con voce pacata)
Forse sì. Ma non è un merito: è una scelta. La scelta di non nascondersi dietro un personaggio, ma di trasformare la propria autenticità in stile.
Cris:
Parlando di autenticità… posso toccare un tema forse un po’ più delicato?
Io: (sorrido incuriosita)
Mmm le domande delicate sono spesso le più vere. Ma va bene, siamo qui per questo anche..
Cris:
Lei parla molto di eleganza, di consapevolezza, di femminilità.
Mi chiedo come vive il tempo... Intendo, il suo scorrere in rapporto alla bellezza.
La donna, il corpo, l’immagine… cambiano. Ma in lei non si avverte alcuna “paura” del tempo.
Io: (prendo un bel respiro, come per scegliere bene le parole)
Il tempo non è un nemico, Cris. È un maestro. Come l' esperienza, ti insegna a guardarti con più verità, a capire cosa conta davvero, a distinguere ciò che luccica da ciò che brilla di luce propria.
Quando ero più giovane, la bellezza era per me una forma di potere: curare la linea, l’immagine, l’abito, il dettaglio… tutto aveva un fine, quasi un messaggio.
Oggi invece è diventata una forma di gratitudine.
Mi prendo cura di me non per apparire, ma per rispettarmi.
Cris:
Eppure la sua immagine resta magnetica, sempre elegante, mai eccessiva. C’è un segreto dietro questa naturalezza?
Io: (ribatto pressochè subito)
Nessun segreto. Solo coerenza. Essere se stessi, sempre, anche quando sarebbe più facile compiacere gli altri. Credo che la vera bellezza sia questo: sapersi accettare e sapersi raccontare con sincerità. Difetti compresi. Questi ultimi sono poi la parte più difficile: è dura conviverci, figuriamoci riuscire a scherzarci su. Ma spesso riesco a superare anche questa cosa, pur sempre ringraziando il meraviglioso uomo al mio fianco, che mi da consigli, maggior sicurezza, e appoggio.
Cris: (annuisce e sospira al tempo stesso)
Quindi, se dovesse dare una definizione della bellezza oggi, la sua personale… quale sarebbe?
Io:
La bellezza è armonia. È quando ciò che senti dentro si riflette in ciò che mostri fuori.
Non è mai solo estetica: è un dialogo tra anima e immagine. E più impari ad ascoltarti, più diventa autentica.
Cris:
E pensa che questo valga per tutte le donne?
Io:
Assolutamente sì.
Ogni donna ha una forma di bellezza unica, ma non tutte imparano a riconoscerla.
Viviamo in un mondo che ci spinge a confrontarci, a rincorrere modelli che non ci appartengono.
Io credo invece nella libertà di piacersi per ciò che si è, non per ciò che si dovrebbe essere.
Un attimo di silenzio.
Cris alzò lo sguardo dal telefono e mi osservò per qualche secondo, come se stesse ancora elaborando le mie parole.
Cris: (a bassa voce)
Credo che questa sia la definizione più sincera di femminilità che abbia mai sentito.
Io: (sorridendo appena)
Forse perché viene da una donna che ha smesso di voler piacere a tutti… e ha iniziato a piacersi davvero.
Cris:
C’è un aspetto che mi incuriosisce molto, se posso.
Lei trasmette una sicurezza notevole... calma, elegante, ma decisa.
Mi chiedo come reagiscono le persone di fronte a questa energia.
Parlo sia degli uomini, che spesso restano incantati (come me, lo confesso),
sia delle donne, che forse la guardano con un misto di ammirazione e curiosità.
Ma anche gelosia...?
Io: (sorrido con un’espressione pacata)
Dipende, Cris.
Chi guarda con apertura, percepisce la mia sicurezza come una forma di
ispirazione, non di sfida.
Chi invece è ancora intrappolato nell’idea che una donna in abiti sensuali sia
una poco di buono, beh forse è questa la gente che discrimina le persone e
punta il dito verso gli altri.
Con le donne, però, accade spesso una cosa bella: molte mi scrivono, mi
raccontano di come abbiano riscoperto il piacere di sentirsi femminili senza
sentirsi deboli. Non mi riferisco ad altre "miss", ma a donne che
grazie ai miei post si convincono che essere sexy per il proprio partner è una
bella cosa. Forse però non mi vedono come una "eventuale rivale" per
via del fatto che i miei post spesso volgono alla pubblicità del prodotto del
negozio di intimo per il quale coopero.
E poi, tornando al discorso di prima, aggiungo che essere Donna non significa
mai scegliere tra forza e grazia: significa saperle fondere.
Cris:
E con gli uomini?
Io: (lo guardo con un sorriso più enigmatico)
Con gli uomini è… interessante.
Alcuni sono affascinati, ma non sempre comprendono.
Altri, invece, si sentono in qualche modo provocati. No, non intendo nel senso
banale del termine (quelli spesso li blocco perchè sono i classici volgari,
grezzi..), Alcuni li percepisco affascinati ma nel profondo. Probabilmente li
spiazza il fatto di vedere una donna che non cerca approvazione.
Cris: (annuisce)
Forse perché l’autenticità disarma.
Io:
Esatto.
Quando non giochi a piacere, ma ti limiti a essere te stessa, le maschere
cadono anche negli altri.
E lì nasce il vero incontro, quello che non dipende da ruoli o apparenze.
Cris:
Ha mai percepito invidia o diffidenza? Nei suoi confronti intendo.
Io:
Oh, certo. Ma fa parte del percorso.
Ma l’invidia a volte è solo ammirazione che non sa come esprimersi.
Io preferisco trasformarla in dialogo, o semplicemente in silenzio. Dipende da
chi e da come si pone. Non tutto merita risposta. Figuriamoci tutti.
Cris: (sorride, quasi colpito dalla semplicità del tono)
Ha un modo molto sereno di leggere le persone.
Io:
Credo che ogni persona rifletta ciò che porta dentro.
Se guardi con paura, vedi minacce.
Se guardi con curiosità, trovi bellezza.
Cris: (fa una breve pausa, poi con tono più riflessivo)
E lei, come guarda gli altri?
Io: (un leggero sorriso)
Con rispetto, sempre.
E con una punta di indulgenza, quando serve.
Ognuno ha il proprio cammino, le proprie ombre, le proprie verità.
Io cerco solo di non giudicare ma di osservare, capire, e magari… lasciare un
piccolo segno positivo nel passaggio.
Cris:
Lei parla spesso di equilibrio, di autenticità, di armonia.
Mi chiedo: dove si colloca la libertà in tutto questo?
È un concetto che sembra starle molto a cuore… ma cosa significa, davvero, per
lei essere libera?
Io: (inspiro
piano, riflettendo un istante)
La libertà, per me, non è fare ciò che si vuole.
È essere coerenti con sé stessi, anche quando non è comodo.
Cris:
Eppure immagino che non sia sempre facile, soprattutto quando si vive anche
sotto lo sguardo del pubblico.
Io:
No, non lo è.
La libertà ha un prezzo: la solitudine, a volte.
Quando non segui le regole non scritte, quando decidi di non uniformarti,
inevitabilmente resti fuori da certi schemi.
Ma è un prezzo che pago volentieri, perché l’alternativa sarebbe vivere a metà
— e io non sono fatta per le mezze misure.
Cris: (annota
qualcosa rapidamente sul suo block notes, poi alza lo sguardo)
E nei legami affettivi? Come si concilia questa indipendenza con l’amore, con
la condivisione?
Io:
L’amore vero non toglie libertà, la amplifica.
Quando ami qualcuno che ti accetta per come sei, puoi mostrarti senza filtri.
Il mio compagno, ad esempio, non ha mai cercato di “contenere” la mia natura.
Al contrario: l’ha incoraggiata, l’ha capita. E come detto prima, devo tutto a
lui a dire il vero.
È una forma di libertà condivisa, dove ciascuno resta se stesso, ma cammina
accanto all’altro.
Cris:
Quindi non c’è possesso, ma complicità.
Io:
Esattamente.
Il possesso nasce dalla paura di perdere, la complicità nasce dalla fiducia.
E la fiducia è la forma più alta di libertà che si possa concedere a qualcuno.
Cris: (pensieroso)
Le sue parole fanno riflettere…
Pensa che questo equilibrio si possa imparare, o è qualcosa che si conquista
solo col tempo?
Io:
Si conquista, e si protegge.
Ogni persona passa attraverso momenti di dubbio, di compromessi, persino di
rinunce.
Ma poi arriva il punto in cui capisci che nessuno può dirti chi essere. È in
quel momento che inizi davvero a vivere libera. E quando in quei momenti
incontri una persona speciale, è fatta.
Cris:
Torniamo allora alle due parole che la rappresentano e incuriosiscono di più: Miss
e Mistress.
Sono termini che, presi alla lettera, evocano mondi diversi… ma in lei sembrano
fondersi.
Come li interpreta, davvero?
Io: (sorrido, incrociando le dita)
Miss per me rappresenta la grazia, la cura, l’eleganza.
È la donna che conosce il proprio valore, che si muove con rispetto verso sé
stessa e verso gli altri.
Miss è la forma, la presentazione, il sorriso che apre le porte.
Mistress, invece, è il contenuto.
È la consapevolezza, la forza silenziosa, la lucidità con cui si sceglie e si
guida.
Non si tratta di potere nel senso di dominare qualcuno, ma di un potere
interiore: quello di non doversi
nascondere, di non chiedere permesso per essere come si è.
Cris:
Quindi potremmo dire che Miss è l’immagine e Mistress
l’essenza?
Io:
In un certo senso, sì.
Ma insieme formano una sola identità: una donna completa, capace di tenerezza e
di fermezza, di accogliere e di condurre.
Non sono due ruoli separati, ma due sfumature della stessa presenza.
Cris: (fa una breve pausa)
Molti associano a questi concetti anche un certo tipo di fascinazione visiva…
un’estetica che richiama, diciamo, il feticismo.
Come vive questo aspetto lei, che fa dell’immagine e dello stile un linguaggio
personale?
Io:
Con naturalezza.
Il feticismo, se lo togli dai pregiudizi, è solo un modo di celebrare i
dettagli.
Non è qualcosa di oscuro o proibito: è un linguaggio estetico, un’attenzione
profonda alle sensazioni, ai materiali, alle forme.
In fondo, anche l’arte, la moda, la fotografia vivono di questo: del piacere di
osservare e di lasciarsi attrarre.
Cris:
Quindi per lei non è un limite, ma una forma di espressione?
Io:
Esattamente.
L’ammirazione per il dettaglio (che sia un gesto, un tessuto, una linea) è un
modo di dare valore al corpo e a ciò che comunica.
Io lo interpreto come un tributo all’estetica, non come un’ossessione.
Credo che il vero fascino stia nella mente, non negli oggetti.
Gli oggetti sono solo simboli: parlano di ciò che siamo, di ciò che cerchiamo,
di come percepiamo la bellezza.
Cris: (annuisce lentamente)
In effetti, osservando i suoi contenuti e il modo in cui comunica, si
percepisce sempre una ricerca di equilibrio tra sensualità e cultura visiva.
Mai eccesso, mai volgarità.
Io: (sorrido)
Perché la sensualità, quando è autentica, non ha bisogno di essere gridata.
È nei gesti piccoli, nella cura, nel modo in cui si trasmette rispetto anche
attraverso l’immagine.
E credo che sia questo che le persone sentono: che dietro Miss Sanny
c’è una donna che parla di libertà e bellezza, ma con consapevolezza.
Cris:
C’è un aspetto del suo stile che torna spesso nei servizi fotografici e anche
nei contenuti che condivide.
Mi riferisco al modo in cui valorizza i dettagli: le gambe, i piedi, le calze,
i tessuti.
Sono elementi molto presenti, ma sempre trattati con gusto e misura.
Posso chiederle che valore attribuisce a questi dettagli?
Io:
È una bella domanda, e non banale.
Per me i dettagli sono il linguaggio più raffinato del corpo.
Un tessuto che avvolge la pelle, la linea di una caviglia, il movimento di un
passo: sono piccole armonie che raccontano più di mille parole.
Non si tratta di ostentare, ma di suggerire.
Il nylon, ad esempio, ha una grazia visiva unica: è trasparenza controllata,
come un filtro che lascia intravedere ma mai del tutto scoprire.
Cris:
Quindi è un modo per comunicare equilibrio?
Io:
Esatto.
Il nylon, le calze, i tacchi… sono strumenti estetici.
Non servono solo a “decorare”, ma a definire un’attitudine: precisione,
compostezza, controllo.
Quando una donna sceglie certi dettagli, non lo fa solo per piacere ma per
raccontare chi è, o come vuole muoversi nel mondo.
Cris:
E secondo lei perché questi elementi, come i piedi o le gambe, suscitano così
tanto fascino?
Io:
Perché rappresentano movimento e presenza.
I piedi sono il contatto con la terra, la base, il punto in cui la grazia
incontra la forza.
Le gambe danno ritmo, portano direzione.
E poi, nella fotografia o nella moda, tutto ciò che è “accennato” cattura più
dell’evidente.
È una forma di arte visiva: suggerire invece di mostrare.
Cris:
Mi piacerebbe tornare un po’ indietro nel tempo, se non le dispiace.
Abbiamo parlato della Donna, della Miss, della Mistress… ma com’è nata Miss
Sanny online?
Cosa l’ha spinta a condividere se stessa, il suo stile, la sua immagine con un
pubblico così vasto?
Io:
In realtà tutto è cominciato con leggerezza.
All’inizio non c’era un piano, né l’idea di costruire un personaggio.
Condividevo semplicemente alcuni scatti dei miei piedi. E in pochissime
settimane mi sono accorta che quelle immagini, che per me erano solo
espressioni di gusto personale (del mio uomo), cominciavano a suscitare
interesse, domande, dialoghi.
Cris:
Quindi è stato un percorso quasi spontaneo.
Io:
Sì, assolutamente.
Miss Sanny è nata più come un diario visivo che come un progetto. Difatti il
primo nome della mia pagina facebook era "Sanny Feet Diary": una
sorta di diario ma online.. e basato prettamente sui piedi.
Poi, nel tempo, è diventata qualcosa di più: uno spazio di confronto, un modo
per comunicare eleganza, libertà e identità femminile.
Non ho mai voluto essere un modello da imitare, ma una voce che racconta che
ogni donna può sentirsi bella e sicura, a modo suo.
Cris:
E quando ha capito che quel piccolo spazio stava diventando una vera e propria
“presenza”?
Io:
Quando ho iniziato a ricevere messaggi che mi dicevano “peccato non si veda il
resto”, “sarebbe fantastico”. Nel mentre poi cominciò pure la prima fase di
collaborazione col sito.
Lì comunque posso dire di aver capito che non era più solo estetica: era
comunicazione emotiva.
E da quel momento ho deciso di prendermi più cura di Miss Sanny come di un
progetto serio, ma sempre autentico. Finendo col mostrarmi, prima parzialmente
fino ad uscire al "totale scoperto" degli ultimi tempi.
Cris:
Il nome stesso, “Miss Sanny”, come nasce?
Io:
È un gioco semplice tra il mio nome e la mia attitudine. In realtà non ho un
nome italiano e come ben saprai in Italia si usa sempre un abbreviativo o un
nomignolo. Col mio nome, Oxana (che online in pochissimi conoscono), mio marito
ci ha trovato Sanny come "nome d'arte" dicendomi:
“Miss” rappresenta la parte elegante, curata, quella che si muove con misura.
“Sanny” invece è più spontanea, solare, vicina alla mia parte reale. Ed è
friendly.
Insieme creano un equilibrio che mi somiglia: la disciplina e la leggerezza, la
forma e il sorriso.
Cris:
E da allora non ha mai smesso...
Io:
No, perché non è mai stato un ruolo, ma un’estensione di me.
Ogni post, ogni progetto, ogni collaborazione è un piccolo frammento del mio
percorso.
E credo che la gente resti, negli anni, proprio per questo: perché non ho mai
cambiato direzione, ho solo approfondito il senso di quello che faccio.
Cris si guardò intorno, quasi stupito da quanto velocemente fosse trascorso il tempo.
Sul tavolino, le tazzine di caffè ormai fredde segnavano la durata di un dialogo che aveva preso vita da solo, come una conversazione tra due persone che si erano comprese più del previsto.
Cris:
Credo che abbiamo attraversato un bel viaggio oggi.
Dalla Donna alla Miss, dalla libertà all’eleganza, fino alle origini di Miss Sanny…
Eppure ho la sensazione che ci sia ancora molto da scoprire.
Io:
Oh, sicuramente sì.
Questo è solo l’inizio. Ogni fase del mio percorso, soprattutto online, ha avuto la sua storia, i suoi rischi, le sue soddisfazioni.
Ma credo che meriti uno spazio tutto suo per raccontare come sono cambiati i linguaggi, le immagini, le relazioni con chi mi segue.
Cris:
Allora direi che mi riservo di tornare presto, magari per approfondire proprio quello:
gli anni di crescita sui social, i cambiamenti, le scelte e le sessioni...
Io:
Con piacere.
Cris: Perfetto, allora. Direi che per oggi abbiamo riempito le pagine giuste… e lasciato in sospeso quelle che serviranno domani.
Io:
Come ogni storia ben raccontata: si chiude un capitolo, ma si intravede già il prossimo.
Cris sorrise, chiudendo il taccuino con un gesto lento, quasi rispettoso.
E mentre lei si alzava per accompagnarlo alla porta, l’aria nella stanza sembrava ancora vibrare di quella calma energia che aveva accompagnato ogni parola.
"C’è una cosa che non vi ho ancora confessato: mentre parlavamo, la vera intervista non avveniva con la voce. Cris è un devoto estimatore dei piedi e, dal momento esatto in cui ha posato gli occhi sui miei, ha smesso di essere un semplice interlocutore per diventare un mio suddito. Ha chiesto udienza principalmente per questo: per il privilegio di stare al mio cospetto.
... ALTRE STORIE IN ARRIVO... STAY TUNED!

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